Nuovo tentativo di aggirare le regole, gli impegni…il PATTO DI SITO DI VIGGIANO

Nuovo tentativo di aggirare le regole, gli impegni…il PATTO DI SITO DI VIGGIANO

la UIL di Basilicata, in relazione al cambio di appalto MBM / IULA / GARRAMONE, aziende operanti nell’area della Val d’Agri, evidenzia il solito e maldestro tentativo di alcuni di raggirare le regole, gli impegni, il patto di sito, attraverso il mancato rispetto dello stesso e soprattutto con la solita e spocchiosa poca trasparenza.

BASTA!!! Bisogna avere rispetto non solo delle regole ma soprattutto dei lavoratori che non possono essere considerati merce da barattare. BASTA!!!

Dunque in primis chiediamo formalmente il rispetto degli attuali livelli occupazionali e sin d’ora e in maniera chiara, non solo con le parole ma con documenti scritti, bisogna capire il fabbisogno ordinario e trovare collocazione ai lavoratori nella proporzione prevista dall’accordo; solo dopo aver appurato e aver garantito gli attuali livelli occupazionali si potrà palare di salario dei lavoratori. L’armonizzazione salariale, cosi come ribadito all’ultimo tavolo in Confindustria, è la condizione unica e sola attraverso la quale si potrà giungere ad un accordo sindacale.

Quest’ultimo capitolo è fondamentale per il relativo cambio di appalto e l’armonizzazione non può non prevedere la contrattazione in essere in entrambe le aziende e le condizioni di miglior favore dei lavoratori.

Se qualcuno dunque pensa di poter raggirare le regole del patto di sito o pensa che la Lucania sia terra di conquista si sbaglia di grosso e non solo; se qualcuno pensa che vincere una gara di appalto con costi inferiori all’attuale contratto nazionale di riferimento (Igiene Ambientale) e soprattutto che quel costo inferiore – ago della bilancia per l’affidamento della gara – in qualche modo possa essere recuperato dal salario dei lavoratori si sbaglia; la UIL metterà in campo tutte le azioni necessarie affinchè si possa tutelare non solo il salario ma il lavoro nella Val d’Agri.

 

Coordinatore Area

Giovanni Galgano

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